Internet: 36 anni dopo

Che bello essere giovani e nel pieno delle proprie possibilità, giusto? Dipende. Nel caso di internet, forse, c’è qualcosa da rivedere. Ripercorriamo insieme la storia del mezzo di comunicazione che ha cambiato tutto per sempre.

Copyright by Tim Berners Lee (o forse no)

Questo simpatico signore è quello che ha dato il via a tutto, nel caso ti stessi chiedendo che sembianze avesse.

Tutto è cominciato a marzo del 1989 quando Tim Berners Lee presenta la propria idea al CERN. Non che il progetto di connettere computer da più parti del mondo fosse una cosa nuova, ma prima si trattava di un argomento più legato alla Difesa che altro. Come spesso accade, però, l’idea non era proprio quella che sarebbe diventata realtà in seguito.

L’obiettivo era quello di creare una rete decentralizzata di informazione che avesse al centro l’obiettivo della condivisione del sapere. Un po’ lontano dal web predatorio e guidato da logiche estrattive che abbiamo oggi, vero? Era talmente convinto di quello che faceva che nemmeno brevettò la propria idea.

Gli albori

Inutile ripercorrere ogni singolo passaggio della storia del Web. Per quello puoi leggerti Wikipedia. Per ogni sezione di questo tipo voglio cercare di trasmetterti l’aria che si respirava piuttosto. Immagina di aver vissuto in un mondo del tutto offline.

Fonti di informazione:

  • TV
  • Radio
  • Giornali
  • Riviste
  • Miocuggino

Fonti di intrattenimento:

  • Cinema
  • Fumetti
  • TV
  • Radio
  • Le amicizie
Il primo browser commerciale: Mosaic

Okay, la sto buttando giù tagliata con l’accetta, però hai capito. Insomma, in quel periodo pensare che con il proprio Personal Computer potessi connetterti con l’altro capo del mondo era qualcosa di magico, un po’ come quando si usava il telegrafo per inviare informazioni nell’Ottocento.

Un mondo pioneristico e, in un certo senso, per pochi, che era diametralmente opposto a quello moderno. Mosaic, il primo browser commerciale, arriva solo nel 1993. Il web era composto di tante piccole isole spesso autogestite.

Per la precisione, proprio in quell’anno, accedere al web significava poter esplorare ben 130 siti, a settembre 204. Insomma, l’imbarazzo non era quello della scelta ma, del resto, era una tecnologia appena arrivata al grande pubblico e c’era bisogno di tempo e infrastrutture per potenziarla.

GeoCities: antesignano dei social?

Fondato nel ’94 da David Bonnett e John Rezner, iniziò in realtà come un servizio di hosting per piccole attività. Oltre all’hosting offriva spazio gratuito, un po’ come avviene oggi, per attirare nuovi clienti. La scelta che rendeva il servizio diverso da tutti era quella di organizzare gli spazi in quartieri che componevano città con nomi reali. Silicon Valley, come puoi immaginare, era quello dedicato alla tecnologia.

L’idea ebbe un grande successo perché consentiva una libertà mai sperimentata prima dagli utenti del web dell’epoca. Qualcosa che arrivò solo dopo con i blog e, poi, con i social. Ma la storia si intreccia con problema più profondo.

La grande bolla

Come spesso succede per il genere umano, quando ci entusiasmiamo per qualcosa lo facciamo in grande, molto in grande. E c’è stato un periodo nel quale, dopo la diffidenza iniziale, qualsiasi cosa che aveva a che fare con internet diventava all’istante oro. Ti ricorda qualcosa? Esatto, vedo che hai studiato. Stiamo parlando di una bolla speculativa.

GeoCities ha fatto parte di quelle compagnie che sono state vendute per miliardi di dollari quando tutto sembrava dovesse essere su Internet. Eppure, qualcosa scricchiolava perché il valore atteso di tutte queste operazioni era troppo alto, quasi fideistico. Così palate di dollari muovevano un’economia drogata, altro esempio, stavolta nostrano, Tiscali.

GeoCities viene acquistato da Yahoo! nel 1999 per 3.57 miliardi di dollari. Con una mossa intelligentissima Yahoo! chiese agli utenti di registrarsi di nuovo per “unire i database”. In realtà questo serviva a far accettare i nuovi termini di servizio che parlavano di cedere tutti i contenuti a Yahoo! in modo irrevocabile. Non finì benissimo: dieci giorni dopo si era tornati ai vecchi ToS. Nel 2001 uscì una versione premium con più spazio ma fu praticamente l’inizio della fine. Nel 2009 il servizio chiuse. 1

Avidità: un grande classico

L’avidità e l’ingordigia, come quasi sempre accade, sono alla base del crollo delle DotCom. A inizio nuovo millennio le cose sembravano andare alla grande in USA. Le compagnie di internet dominavano il mercato azionario che continuava a salire. A marzo toccava una nuova vetta, ma le cose erano pronte a peggiorare a gran velocità.

L’accordo fallito tra Yahoo! e eBay per una fusione iniziò a mettere in luce le prime crepe mentre il mondo delle DotCom entrava nella lente d’ingrandimento dello Stato. Microsoft perse la causa per monopolio e comportamento anti-concorrenziale. Alcune società iniziarono a perdere pezzi e il valore complessivo del mercato calò in poche settimane di un milione di miliardi (1 trillion).

I rubinetti si chiusero per molte compagnie che, di conseguenza, chiusero baracca e burattini. Nel corso degli anni successivi ci fu una grossa pulizia del mercato: nel 2004 il 50% delle società attive nel 2000 avevano chiuso e le altre non se la passavano meglio. 2

L’epoca dei social

Nel 2006 nasceva YouTube mentre Facebook era già operativo nel 2004. Inutile girarci intorno, i social sono stati uno spartiacque. Mentre il mondo di Internet attirava sempre più attenzione e investimenti il pubblico che ne fruiva aumentava in modo esponenziale.

Questo significa solo e soltanto una cosa: concentrazione. Infatti all’inizio degli anni ’10 del 2000 il web inizia a coagularsi intorno a grossi gruppi che fanno la spesa. Google, Microsoft e non solo. Nel 2017 il 25% della spesa mondiale in pubblicità andava nelle tasche di Facebook e Google.3 Del resto questa è l’epoca delle magie dell’algoritmo che tutto vede e tutto capisce. L’ubriacatura che porta a credere ciecamente in questi giganteschi agglomerati di codice che nessuno conosce davvero bene, forse nemmeno i fondatori delle FAANG. (Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google)

I social, in sostanza, decretano la morte dei forum così come li abbiamo conosciuti, pochissimi sopravvivono, e la fine della supremazia dei media tradizionali come fonti d’informazione. Proprio in questo periodo nascono le fake news come concetto mainstream. Per l’utente medio internet è: Facebook, Instagram, TikTok, Google.

Siti più visitati in USA nel 2025

In pratica la concentrazione non è solo finanziaria nelle mani di pochi gruppi che comprano spesso anche per impedire il fiorire della concorrenza (sono certo che ti verrà in mente più di un esempio). Si tratta più di un lento processo di acquisizione dell’abitudine che uccide il resto senza nemmeno bisogno di acquistarlo. Così, piano piano, ti abitui a vedere sempre i soliti siti e le solite cose e tutto il resto scompare, addio curiosità. Nell’ultimo decennio le FAANG hanno rappresentato il 15% dell’S&P500 e il 30 del Nasdaq, mica poco.

Terremoto AI

E cosi arriviamo ai giorni nostri: l’epoca nella quale la Rete nemmeno si naviga più in prima persona. Se prima una parte importante era l’utilizzo di un motore di ricerca, ora la situazione è diversa. Nel 2025, come visto sopra, ChatGPT è il quinto sito più visitato in USA. 4 Questo è un chiaro segno di come stia cambiando il modo di fruire del mondo digitale. Passare da un filtro che nemmeno ti propone pagine di risultati ma due o tre sulla base di chissà quali criteri, almeno per ora se ne sa poco, significa smarrire del tutto la percezione di tutto quel sottobosco di siti minore che saranno destinati a perire.

Il contraccolpo sull’informazione è enorme, ne ho parlato qui. Si tratta di un paradigma che cambierà tutto. Per quanto si possa ritenere l’AI una bolla è qui per restare. Certo, molte verranno spazzate via quando questa scoppierà, ma l’AI come LLM rimarrà nel futuro, in altre applicazioni è già presente da anni con altre forme (non esistono solo gli LLM).

E il web che fine farà? Forse smetterà di essere così importante per noi, forse torneremo a vivere la vita reale per fuggire a quella sempre più oppressiva del digitale. Lo vedremo più.

  1. https://vapor95.com/blogs/darknet/geocities-a-precursor-to-social-media-and-internet-aesthetic-movement-gone-too-soon ↩︎
  2. https://internationalbanker.com/history-of-financial-crises/the-dotcom-bubble-burst-2000/ ↩︎
  3. https://www.statista.com/chart/12179/google-and-facebook-share-of-ad-revenue/ ↩︎
  4. https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_most-visited_websites ↩︎

Chi sono

Appassionato di tecnologia sin da bambino, la strada dell’informatica non faceva per me. Ho seguito il mondo dei videogiochi e dell’elettronica di consumo con passione per anni, anche con qualche progetto. All’università o studiato Comunicazione e mi sono tuffato nel marketing. Ho continuato a tenermi aggiornato sull’evoluzione della tecnologia. Con il passare degli anni ho iniziato ad allontanarmi da tutte quelle cose che oggi diamo per scontate per trovare alternative che proteggessero la privacy e la proprietà dei dati.

Alessandro Proietti

Digital marketing specialist