Windows: ci eravamo tanto tollerati

Utilizzo Windows dal lontano 2006 con XP Service Pack 2, all’epoca avevo undici anni, e il mondo dell’informatica era un po’ diverso rispetto ad oggi. Pensavo che, quasi vent’anni dopo, avremmo avuto computer da gaming che potevano stare nel palmo della mano, ma le cose non sempre vanno come vuoi. Nell’ultimo periodo sono proprio precipitate, a dirla tutta.

Emergenza Windows 10

Ti ricordi nel 2015 quando Microsoft dichiarò che Windows si sarebbe trasformato in un sistema “as a service” e, quindi, sarebbe stata l’ultima versione per sempre? Beh, il 14 ottobre è terminato il supporto completo, quindi temo che quel progetto sia un po’ finito nel cestino delle idee che non aumentano il fatturato.

Il 24 giugno del 2021 ha debuttato sul mercato Windows 11 e ha messo una data di scadenza su tutti i pc che avevano ancora Windows 10 ma non potevano aggiornare al nuovo sistema a causa della mancanza del TPM 2.0, un requisito hardware che ha tagliato fuori processori ancora ben funzionanti per scopo base come il mio vecchio i5 6600.

L’adozione di Windows 11

Da quel momento in poi tutti noi abbiamo saputo che avevamo circa 4 anni per aggiornare i nostri pc o saremmo stati tagliati fuori dalle patch di sicurezza del sistema, a meno di non passare ad altro. Meno del 43% dei pc che oggi eseguono Windows 10 potranno effettuare con successo l’aggiornamento. Parliamo di più o meno 400 milioni di PC. Non molti. Lo spreco è enorme. 1

Il pinguino torna in auge

Anni fa ho provato Linux, ero un giovane studente universitario che scriveva la sua tesi triennale. Insomma, ai tempi era più un divertimento che una necessità provare Linux dal mio Chromebook. Potevi eseguirlo come una finestra all’interno del browser.

Oggi, però, le esigenze sono cambiate e non è più tempo di perdere tempo. Così, quando ho iniziato a studiare la distribuzione migliore di Linux da utilizzare ho privilegiato l’affidabilità e la rapidità d’uso.

Ho, su consiglio, scartato distribuzioni minori basate sulle principali. Rimaneva sostanzialmente questo: Ubuntu; Debian; Fedora; Arch e Mint. La scelta non era semplice ma ho eliminato subito Fedora perché gestita da un’azienda americana. Per il momento ho preferito evitare, vista l’aria che tira non proprio tranquillissima tra Europa e USA. Alla fine ho preferito Mint: l’avevo già provata e mi era sembrata molto semplice.

La cannella sta bene su tutto

La documentazione per Cinnamon 22.2 è sterminata e puoi trovare praticamente ogni soluzione ai problemi potenziali che puoi riscontare. Ma andiamo con ordine.

Basta un solo screenshot per notare affinità estetiche con Windows. Per fortuna, sotto il cofano la situazione è un po’ diversa. La personalizzazione è ampia e non esiste praticamente nulla che non possiate fare. In un prossimo articolo approfondirò il mio setup.

Per il momento ho creato il sistema che mi serve per lavorare a tutt i miei progetti senza sforzi. Domani creerò l’immagine per poter avere un punto di partenza personalizzato.

Perché considerare Linux Mint

Oggi l’idea che Linux sia in pratica un OS solo per smanettoni che stanno tutto il giorno davanti a codici di vario tipo è vetusta. Distribuzioni come Ubuntu e Mint fanno dell’usabilità il proprio forte ed è vero. Per un utilizzo basilare, e non solo, Linux ti permetterà di fare tutto con un margine imbarazzante rispetto a Windows. Il mio processore 8c/16t praticamente dorme con decine di schede aperte e programmi di video editing aperti, la RAM di rado supera i 7-8 gb in una giornata normale. Ogni tanto ho messo mano al terminale ma non in modo invasivo o difficile.

Ti consiglio di tentare la strada del dual boot durante questo anno di update di sicurezza estesi. Se non sei legato a programmi specifici che girano solo su Windows puoi trovarti veramente bene. Con un sistema aperto e supportato.

  1. https://www.both.org/?p=5717 ↩︎

Chi sono

Appassionato di tecnologia sin da bambino, la strada dell’informatica non faceva per me. Ho seguito il mondo dei videogiochi e dell’elettronica di consumo con passione per anni, anche con qualche progetto. All’università o studiato Comunicazione e mi sono tuffato nel marketing. Ho continuato a tenermi aggiornato sull’evoluzione della tecnologia. Con il passare degli anni ho iniziato ad allontanarmi da tutte quelle cose che oggi diamo per scontate per trovare alternative che proteggessero la privacy e la proprietà dei dati.

Alessandro Proietti

Digital marketing specialist