Benvenuto, viaggiatore

Se sei atterrato in questo rifugio digitale di sicuro hai navigato pagine e pagine in cerca di qualcuno che parlasse la tua stessa lingua. Siediti pure e mettiti comodo, consulta le pagine, come si faceva prima che l’AI ci togliesse anche questo.

Cosa troverai? Semplice: il mio percorso di disconnessione consapevole da tutti quei servizi che prosciugano il portafoglio e l’anima dandoti l’illusione di offrirti la soluzione a tutto. Sono sicuro che troverai pane per i tuoi denti.

Se te lo stai domandando: sì, so che le possibilità che questa baracca sopravviva sono poche. So che lì fuori la lotta infuria e ogni singola visita richiede impegno e fatica in un mondo che cambia continuamente regole. So tutto, ma ho deciso di provarci. Chissà che non possa trovare altri come te.

Inizia da qui

Se vuoi leggere qualcosa, qui puoi trovare una raccolta di articoli con la quale farti un’idea di ciò che trattiamo. Buona lettura!

Come tutto ebbe inizio

Vorrei raccontarti la storia di me che vengo colto dall’illuminazione in un momento casuale della mia vita. Purtroppo i cambiamenti avvengono di rado con la stessa rapidità con la quale li vediamo al cinema.

La trappola delle notifiche

Il 72% degli utenti nel mondo dichiara di non poter vivere senza smartphone. Il numero medio di sblocchi al giorno è di circa 95 nel 2025. Oggi l’80% degli smartphone sul mercato è equipaggiato con sensori biometrici che facilitano azioni come: pagamenti, sblocco. Ah, che meraviglia il progresso! 

Come l’AI ucciderà il giornalismo

Ok, alzo le mani, questa conversazione potrebbe essere reale ma non mi è capitata, ancora. Eppure potrebbe arrivare in un futuro più vicino di ciò che pensi. Perché? 

5 app (quasi) gratis per riprendere il controllo della tua produttività

E così hai deciso di iniziare a disdire abbonamenti. Magari ne avevi uno a Office o a Notion, perché andava di moda e ti ci trovavi bene. Quindi che cosa si fa ora che vuoi eliminare tutti quei servizi che si affidano a cloud di altri e sono solo in abbonamento?

L’UE mette nel mirino la privacy

Ti svegli una mattina e ti imbatti, per caso, in una notizia un po’ particolare. Sei un tipo che si informa, strano che questa sia la prima volta nella quale ti imbatti in qualcosa del genere. Di che si tratta? Te lo spiego in questo articolo. Difendiamo i minori(?) “I bambini, qualcuno pensi ai bambini”…

Qobuz: possiedi la musica che acquisti

Suono la chitarra, amo la musica, uso poco e niente Spotify, ultimamente mai. Perché? Semplice: marginano sulle produzioni altrui pagando pochissimo chi le ha composte, suonate, cantate

Ritorno ai lettori musicali

Benvenuti anni Duemila! Potresti ricordartelo se sei nato prima del 2010. Esisteva un tempo nel quale portare in tasca la propria musica era visto come il massimo della tecnologia. iPod, Walkman, Creative Zen Stone (ne ho ancora uno anche se non si accende) erano strumenti che ti permettevano di riprodurre ore di mp3. I precursori di quello che poi sarebbe diventato il mondo della musica digitale moderna.

In principio era la cassetta

Prima di tutto, prima del digitale, c’era un metodo poco pratico ma unico per fruire della musica. Certo, non potevi portarti un intero catalogo in tasca ma avevi al massimo un paio di album. Sto parlando della cassetta musicale.

Il primo modello di Walkman

Questo qui sopra ha rappresentato un cambiamento epocale nel modo di fruire della musica. Uno strumento che consentiva a ben due persone di poter divertirsi ascoltando il proprio artista preferito. Un bel passo avanti rispetto al solo vinile, con tutto quello che ne derivava.

Il caro vecchio cd

Vent’anni dopo il mondo digitale aveva iniziato a prendere il sopravvento. Di solito si acquistava un cd e poi si inseriva nel lettore cd del computer per estrarne il contenuto da mettere sul proprio dispositivo portatile. Era quasi un rito per molti, altri, più pigri, se lo facevano fare dall’amico smanettone. Poi dei cd musicali e del possedere fisicamente la musica ne parleremo in un altro articolo. Chi aveva un iPod poteva anche acquistare gli album o le canzoni che preferiva tramite iTunes.

Il formato di punta era l’mp3 e ancora non esistevano lettori noti al pubblico, almeno che io sappia, in grado di riprodurre con soddisfazione formati lossless come il FLAC o altri a prezzi umani. Ci si accontentava di poter tenere in tasca migliaia di tracce senza troppi calcoli sulla qualità percepita. Il mondo poi è cambiato.

L’arrivo di Spotify

Il periodo di gloria dei lettori mp3 è stato di sicuro quello della prima decade dei Duemila. In quegli anni praticamente ognuno di noi aveva qualcosa in tasca che consentisse di riprodurre canzoni. In un certo senso, dispositivi come l’iPod, sono stati antenati dello smartphone, almeno a livello di semplicità d’utilizzo e diffusione.

Eppure, come in tutte le storie di ascesa e declino di qualcosa, mentre tutto appariva immutabile, il mondo metteva insieme i pezzi per preparare la distruzione dello status quo. Spotify, infatti, nasce nel 2008, quando ancora avere un Creative Zen Stone in tasca era più che normale. Dopo due anni di trattative iniziate nel 2006 parte in alcune nazioni europee.

L’idea è semplice: un catalogo di musica in streaming per combattere la pirateria, così viene venduto anche alle major. Nel 2011 si approda in America con 5 milioni di utenti alla fine dello stesso periodo. Da quel momento la corsa è inarrestabile, per arrivare alla quotazione con un prezzo di 168,50 dollari ad azione.

Una cavalcata inarrestabile ma ricca di polemiche, soprattutto da parte di quegli artisti che si sentono defraudati del loro lavoro visto che il colosso tech paga pochissimo per streaming, come detto già in questo articolo.

Il bello della scelta risicata

Quando hai a disposizione tantissimi titoli, tantissimi album e artisti, finisce spesso che ti rifugi in ciò che conosci, oppure che aspetti che sia il Dio dell’era moderna a tirarti fuori dal vortice di noia: l’algoritmo. Esatto, ormai questa parola ha assunto connotati che sfiorano la religione. Sembra che sia un codice piovuto dal cielo che ne sa più di noi e che usarlo ci salverà. A me pare proprio il contrario.

Ogni decisione demandata a lui è un pezzo di libertà che se ne va. Un tempo te la toglievano e protestavi, oggi sei tu che chiedi che ti venga tolta. Pensaci ogni volta che utilizzi la nuova app rivoluzionaria.

Io ricordo con precisione quando si cercava il prossimo videogioco da giocare, il prossimo film da vedere e il prossimo cd. Più lungo come processo, talvolta un grosso buco nell’acqua, ma faceva parte del percorso. Credo non si tratti solo di nostalgia ma di un modo per impegnarsi per la propria passione invece che lasciare che siano le classifiche e le mode a dettare ciò che ci piace.

Avere una scelta limitata porta anche ad approfondire meglio ciò che hai. In quanti ascoltano ancora album dall’inizio alla fine? Per me è l’unico modo ma sono sicuro che sia in via d’estinzione.

Snowsky Echo Mini

Quale scegliere?

Il panorama non è molto grande: ti dico subito che i produttori cinesi hanno preso tutto il mercato che è rimasto ammaliato dagli smartphone come unica possibilità di riprodurre musica in ogni luogo. Se vuoi cose che costino poco non c’è alcuna alternativa. L’unico “marchio” affidabile è Fiio. Un brand cinese ben conosciuto da chi ha voglia di portare in tasca dispositivi in grado di riprodurre musica in alta definizione.

Nello specifico il Fiio Snowsky Echo Mini è un rettangolino di plastica che può contenere una microsd da 256gb, oltre gli 8gb di spazio disponibili di fabbrica. La scocca è solida anche se non di qualità eccelsa. Lo schermo è piccolo ma i tasti fisici permettono di navigare con sicurezza. Da utilizzare con cuffie cablate perché il modulo bluetooth è veramente pessimo. Oltre ottanta centimetri perde il segnale.

Se vuoi altro esistono cineserie sconosciute al doppio del prezzo ma, di solito, sono praticamente smartphone mascherati. Questo mi riporta al concetto dello Zen Stone Plus. Piccolo e pratico.

Si ritorna al CD

E con questo sto anche tornando al CD. Ne ho una circa cinquanta ma sto puntando ad ingrandire la collezione. Al contrario del vinile, si tratta di un metodo semplice per avere musica di qualità che occupi poco spazio fisico e che sia riproducibile con facilità. Proprio in questi giorni ho rimediato 12 dischi di Bruce Springsteen a 3 euro l’uno. Ma questa è un’altra storia.

Chi sono

Appassionato di tecnologia sin da bambino, la strada dell’informatica non faceva per me. Ho seguito il mondo dei videogiochi e dell’elettronica di consumo con passione per anni, anche con qualche progetto. All’università o studiato Comunicazione e mi sono tuffato nel marketing. Ho continuato a tenermi aggiornato sull’evoluzione della tecnologia. Con il passare degli anni ho iniziato ad allontanarmi da tutte quelle cose che oggi diamo per scontate per trovare alternative che proteggessero la privacy e la proprietà dei dati.

Alessandro Proietti

Digital marketing specialist